Nadal riflette su Alcaraz e Djokovic alla vigilia della finale degli Australian Open: «Puoi trarre ispirazione da ciò che vedi quando sei bambino»

Rafael Nadal forse non è più in campo agli Australian Open, ma la sua presenza continua a essere imponente a Melbourne Park. Il campione di 22 titoli del Grande Slam è tornato al centro dell’attenzione, questa volta come spettatore, come punto di riferimento per i finalisti e, potenzialmente, come l’uomo che domenica consegnerà la Norman Brookes Challenge Cup.

Rafael Nadal smiles relaxed in a chair

Parlando con i media internazionali nei pressi della Margaret Court Arena, Nadal ha condiviso le sue impressioni sulle drammatiche semifinali disputate da Carlos Alcaraz e Novak Djokovic, due giocatori che, in modi molto diversi, sono stati plasmati dall’eredità che lui stesso ha contribuito a costruire.

Guardare il tennis a 35.000 piedi di altezza

Nadal ha raccontato di aver seguito l’azione in una situazione piuttosto insolita: in volo, tra Manacor e Melbourne.

«Ho visto tutta la partita tra Carlos e Zverev in aereo», ha spiegato Nadal sorridendo. «Sono atterrato proprio quando stava iniziando il quinto set tra Djokovic e Sinner».

Quelle ore in volo, rese più leggere dal tennis di altissimo livello, gli hanno ricordato quanto sia ancora profondamente legato a questo sport, anche lontano dalla competizione. Curiosamente, solo poche ore dopo, il suo nome è tornato a riecheggiare a Melbourne Park, quando entrambi i finalisti hanno fatto riferimento a partite storiche giocate proprio dallo spagnolo.

Un nome che ritorna sempre

Dopo aver battuto Jannik Sinner in un’epica semifinale, Novak Djokovic ha ricordato l’indimenticabile finale in cinque set contro Nadal agli Australian Open 2012, un match talmente estenuante che entrambi a stento riuscivano a reggersi in piedi durante la cerimonia di premiazione.

Carlos Alcaraz, invece, è andato ancora più indietro nel tempo. Dopo la sua maratona contro Alexander Zverev, il murciano ha evocato la leggendaria semifinale del 2009 tra Nadal e Fernando Verdasco, un’altra battaglia durissima che Nadal superò prima di conquistare il suo primo titolo a Melbourne appena 48 ore dopo.

Nadal ha ascoltato entrambi i riferimenti con umiltà e senso della prospettiva.

«Ognuno segue il proprio percorso», ha affermato. «Ovviamente, quando successe tutto questo, Carlos era molto piccolo — aveva cinque anni — quindi non ne era consapevole. Ma quando cresci guardando ciò che fanno gli altri, puoi trarne ispirazione. Puoi sviluppare passione da quello che vedi. È qualcosa che è successo a me e che può succedere anche a Carlos».

Recupero, fatica e il grande interrogativo della finale

Uno dei temi centrali in vista della finale di domenica è il recupero fisico. Alcaraz ha disputato una battaglia di cinque ore e 27 minuti contro Zverev, mentre Djokovic si è spinto anch’egli al limite in un match lungo e durissimo contro Sinner.

Nadal ha espresso la sua opinione con cautela, forte di decenni di esperienza ai massimi livelli.

«Sono sicuro che Carlos si riprenderà, anche dopo una battaglia così lunga», ha detto Nadal. «Anche l’altra semifinale non è stata breve, ma penso che Carlos possa avere un leggero vantaggio nel recupero fisico rispetto a Novak».

Una valutazione misurata, più che un pronostico, basata sulla profonda conoscenza di cosa significhi sopravvivere — e vincere — una finale a Melbourne.

Una cerimonia carica di simbolismo

Prima dell’inizio della finale, gli Australian Open renderanno omaggio a Nadal. Lo spagnolo seguirà il match dagli spalti e poi prenderà parte alla cerimonia post-partita, un momento che il torneo ha volutamente mantenuto avvolto nel riserbo.

Eppure, i dubbi sono pochi. Nadal è uno dei principali candidati a consegnare il trofeo al campione, in un gesto simbolico di passaggio di testimone in uno stadio dove il suo lascito è scolpito nella storia.

Chi vorrebbe Nadal come campione?

Alla domanda diretta su chi vorrebbe vedere sollevare il trofeo, Nadal ha risposto con sincerità ed equilibrio.

«Con Novak abbiamo condiviso una storia incredibile», ha spiegato. «Tutti quegli anni a competere per le cose più importanti del tennis. Gli auguro il meglio».

Allo stesso tempo, il legame emotivo con Alcaraz è apparso evidente.

«Carlos è del mio Paese. Ho un ottimo rapporto con lui. Abbiamo condiviso i Giochi Olimpici, abbiamo condiviso la squadra spagnola», ha sottolineato Nadal.

E poi è arrivata la frase più chiara di tutte.

«Se vince Novak, sarò felice per lui — quello che sta facendo in questa fase della sua carriera è straordinario —. Non sarebbe un dramma per me. Ma se devo sostenere qualcuno, sento di dover sostenere Carlos».

Un ponte tra generazioni

Mentre si avvicina la finale degli Australian Open, Nadal occupa una posizione unica: quella di ponte vivente tra le generazioni. Djokovic rappresenta l’ultimo grande pilastro di un’era che Nadal ha definito insieme a Federer. Alcaraz incarna il futuro, un giocatore cresciuto osservando Nadal e assorbendone intensità, resilienza e fede.

Domenica, uno di loro solleverà il trofeo. E molto vicino, ad osservare con attenzione, ci sarà l’uomo la cui ombra si estende su entrambi i lati della storia del tennis: grato per i ricordi, orgoglioso dell’ispirazione e ancora profondamente legato allo sport che ha contribuito a plasmare.

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